India usi e costumi: abbigliamento

Nelle città indiane hanno fatto la loro comparsa da molti anni i jeans. Tuttavia tra i capi femminili più diffusi vi è il sari. La fascia di tessuto più o meno pregiato può essere lunga dai cinque ai sette metri e sull’estremità finale vi è il pallu che presenta motivi decorati. Il sari più comune è di cotone e tessuto sintetico, ma alcuni modelli molto particolari sono realizzati con la seta. Il sari può essere in tinta unita, stampato o ricamato a mano. Per tutti i giorni vengono utilizzati quelli dai colori molto vivaci, mentre quelli bianchi sono indossati dalle vedove. Nella regione del Bengala sono molto diffusi i sari velati. Prima che gli inglesi giungessero in India, e con loro le camicie a manica lunga, le indiane avvolgevano il sari intorno al loro corpo, per coprire il seno utilizzavano il choli che è un corpetto a maniche corte molto aderente e infine una sottogonna molto comoda. Il rito completo per avvolgere il sari si compone di sette passaggi. Si parte dalla sottogonna e si fissa il tessuto con una spilla da balia e poi si fanno sette pieghe spesse almeno 4 dita.

Le donne di religione musulmana preferiscono il salvar kameez e coprono tutto il viso. Nelle altre parti dell’India come il deserto del Thar e nel Kuutch, al sari vengono abbinate gonne ampie di colore giallo, rosso o arancio e pettorine ricamate con pratici legacci sul dorso. Solitamente adornano le braccia con braccialetti in osso. Spostandoci a Goa possiamo incontrare anche donne con abiti singolari lunghi sino al ginocchio e con le maniche a sbuffo. In Tibet invece si indossano copricapi con pietre preziose e durante le occasioni particolari si opta per gonne lunghe in voile. Le donne indiane amano indossare i gioielli perché sono simbolo di ricchezza che lasceranno in dono alle figlie. Li custodiscono gelosamente e li sfoggiano ai matrimoni.

Per quanto riguarda il trucco, non ne abusano come le donne occidentali. Gli occhi delle indiane sono grandi e per sottolineare lo sguardo applicano del khol. A causa delle temperature elevate non usano il fondotinta e il fard. Le donne sposate hanno sulla fronte il tilak, il segno fatto con la polvere rossa dal marito il giorno del matrimonio. Oggi è stato sostituito da un cerchietto in feltro o altro materiale adesivo.

Molta attenzione è riservata alle acconciature. Prima del matrimonio i capelli si portano sciolti, successivamente vengono intrecciati in segno di rispetto e obbedienza, e abbelliti con perline e oggetti di bigiotteria. Alle vedove vengono rasati i capelli e gettati nel fiume, mentre le danzatrici non li lavano e non li tagliano mai.

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India usi e costumi

Un primo uso che contraddistingue l’India riguarda il matrimonio: questo infatti risulta essere sacro e, ancora ad oggi, viene combinato dalle famiglie affinché i propri figli possano stabilirsi economicamente, e dunque possano vivere al meglio la loro vita.
Generalmente, il matrimonio per amore non viene celebrato, dato che potrebbe rovinare le caste, andare contro la religione ed il volere delle famiglie, così come il divorzio è rarissimo in India.
Prima del matrimonio, le spese della festa vengono sostenute dai genitori della sposa, ed inoltre la stessa partecipa ad una festa dove i canti ed i balli vari rappresentano il passaggio dallo stato di nubile a coniugata.
La sposa si farà trovare direttamente nel luogo dove si celebra il matrimonio, e lo sposo arriva festante con una processione: successivamente a questo momento, il padre della sposa consegna nelle mani del futuro marito la figlia, facendogli ripetere per tre volte un giuramento che riguarda il benestare della figlia.
Durante la celebrazione del matrimonio, il sacerdote lega alla camicia dello sposo un lembo del vestito della sposa, e questi girano attorno al Sacro Fuoco, recitando la promessa di benessere e fortuna reciproca, toccandosi il capo ed il cuore, simbolo dell’unione della mente e del cuore.
Lo sposo poi, durante i vari giri, salirà su una pietra ed effettuerà delle preghiere per il benessere della moglie, che toccherà col piede nudo destro tale pietra.
Infine, lo sposo copre il capo della moglie con polvere rossa, e pone nelle sue mani e piedi diversi anelli, che simboleggiano appunto il fatto che la sposa sia impegnata.
I genitori dello sposo offrono doni alla famiglia della sposa, e prima che questi si rechino nella nuova casa, il sacerdote pone una noce di cocco sotto la ruota dell’auto, e nel caso in cui la noce si rompe, questa porterà fortuna alla futura coppia.
A seconda della zona dove viene celebrato il matrimonio, il colore dei vestiti degli sposi sarà completamente differente.

L’igiene in India risulta essere immancabile: le popolazioni ricche o di medio ceto infatti non utilizzano il classico bidet, ma una sorta di doccia da utilizzate sul sanitario che permette loro di lavarsi non appena i bisogni vengono espulsi.
Le famiglie poco più povere invece hanno una bacinella nel bagno, la quale contiene acqua e prodotti per potersi lavare subito dopo aver espulso i bisogni stessi.
Nelle zone rurali invece, le persone si trovano costrette a fare i propri bisogni all’aria aperta, ma sempre con le spalle al sole, e ad utilizzare particolari bacinelle contenenti acqua per lavarsi immediatamente.

In India, e nei vari campus universitari, sono ben tre le cose strettamente vietate, ed una di queste riguarda il cellulare, da utilizzare solo ed esclusivamente se lo studente ne ha estrema necessità.
Inoltre, i jeans, mini gonne e camice per ragazze sono vietate, dato che queste tendono a mettere in risalto le forme delle ragazze, e dunque ad aumentare il livello di perversione da parte dei maschi e di molestie che le stesse ragazze ricevono.
Questa particolare legge è stata approvata, almeno fino ad oggi, solo ed esclusivamente nei diversi campi universitari che si trovano a Kanpur.

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India: una miniera di tesori

A rendere affascinante l’India per il visitatore occidentale è il fatto di essere una vera e propria miniera di tesori, sia in ambito culturale che sul piano delle bellezze naturali.
Città come Mumbai, Delhi, Goa (una meta ambita per chi ama il mare), Varanasi (la cosiddetta “Città eterna”), Shimla (che viene indicata come la capitale estiva della parte britannica dell’India) e Udaipur sono ricche di fascino, ognuna con proprie caratteristiche.
Le numerose culture che hanno attraversato il territorio nei diversi secoli hanno lasciato diverse tracce sia nell’architettura che nelle lingue, nelle credenze religiose, nelle tradizioni, nel cibo e anche nella danza e nella musica. Per quanto riguarda le lingua, è sufficiente indicare che sono state riconosciute, dalla stessa Costituzione indiana, 18 lingue (quella ufficiale è l’Hindi), alle quali vanno ad affiancarsi più di 1500 tra dialetti e lingue minori.
Sono molti, comunque, gli indiani che comprendono perfettamente l’inglese, parlandolo senza problemi.
La musica rappresenta, per il popolo indiano, un elemento fondamentale. Sono state le comunità rurali a far nascere la musica popolare e le danze tradizionali. Sono molti anche gli stili di danza, da quelle usate all’interno dei templi (ad esempio l’Odissi e il Mohiniyattam), a quelle nate per simboleggiare la vittoria della verità (come il Kathakali).
Il Manipuri, invece, simboleggia la celebrazione dell’unione avvenuta tra Radha e Krishna.
In tema di arte e di artigianato gli antichi monumenti storici, dagli edifici alle sculture, sono una testimonianza importante del talento e della grande creatività dei numerosi artigiani. In particolare, i templi presentano moltissime sculture, che sono state scolpite nella roccia dura, rimanendo inalterate fino ad ora. Sono stati i buddisti i primi ad utilizzare con profitto tale tecnica, in seguito seguita anche dai sovrani indù. Il calendario indiano presenta numerosissimi festival, di varia natura; il loro numero è dovuto alla presenza di moltissime divinità (e di Santi), ai quali sono dedicate diverse feste di carattere locale, regionale oppure nazionale. Per tale motivo i festival presentano sia momenti di entusiasmo che attimi dedicati ai riti e alle preghiere. Le diverse influenze arrivate dall’esterno hanno ottenuto i massimi risultati nella cucina indiana. Le invasioni di popoli musulmani, greci, portoghesi e inglesi hanno portato ad una grande varietà delle proposte culinarie. A caratterizzare queste ultime è soprattutto l’uso di spezie; uno stesso piatto, arricchito da una spezia invece che da un’altra, appare completamente diverso sia per il colore che per il sapore, oltre che per l’aspetto. Sempre in ambito culinario, sono ritenuti molto importanti aspetti, il principale dei quali è la purezza. Per tale motivo esistono numerosi tabù riguardanti il cibo. Ad esempio, non viene mai impiegata la mano sinistra per mangiare, oppure per fornire del cibo (quella mano, infatti, viene utilizzata solamente per l’igiene personale). Inoltre, è vietato sia mangiare che bere da piatti e bicchieri delle altre persone a tavola.
Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma in India ha una grandissima influenza il mondo del cinema. L’industria cinematografica, la cosiddetta “Bollywood”, riesce a produrre un migliaio di film all’anno. Oltre ad essere visto come un punto di riferimento per tutto il mondo arabo lo è anche per l’estremo oriente.

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India: spiritualità e religioni

Una nazione tanto vasta da essere considerata un subcontinente, una popolazione di un miliardo e duecentocinquanta milioni di abitanti, una storia complessa e non sempre omogenea fanno sì che tradizioni, usi e costumi dell’India siano molto numerosi. Trait d’union dell’immenso paese è la spiritualità.

La cultura Indiana è ricca di spiritualità, ogni gesto, ogni attività quotidiana rimanda alla religione. E ogni sera nelle città sacre di Haridwar, Rishikesh e Varanasi si svolge un rituale di offerte alla dea Ganga, che ha come elemento principale il fuoco: ed è uno spettacolo suggestivo e coinvolgente, sempre molto affollato si chiama la cerimonia del Ganga Aarti.

Pensando alle feste Indiane vengono subito in mente i matrimoni, riti di importanza indiscussa, un tripudio di fasto e colori che coinvolge non solo le famiglie degli sposi, ma spesso un’intera comunità. Servono parecchi giorni per espletare tutti i riti. Che cominciano con la cerimonia della decorazione delle mani della sposa con l’henné e proseguono spesso per cinque giorni. Può capitare di assistere alla parte finale dei festeggiamenti durante il soggiorno. Il consiglio è di non perdere assolutamente questo spettacolo.

Danza e musica in India hanno origine sacra. Per chi ama questo aspetto e vuole scoprire suoni e ritmi tradizionali, nell’India del sud nelle città di Thiruvaiyaru, Chennai, Mahabalipuram tra fine dicembre e gennaio si svolge un vero e proprio festival, vengono organizzati concerti e spettacoli di danza a cielo aperto, sulle rive dei fiumi o in siti archeologici. La musica tipica dell’India del sud, è chiamata carnatica, la danza più tradizionale più antica è la Bharatanatyam.

Anche il cibo e la cucina sottostanno a ritualità. Da sapere che il cibo va portato alla bocca con la mano destra e non con la sinistra considerata impura. Riso e spezie sono alla base della cucina. Se visitate Kerala assaggiate il piatto tipico il Meals, riso servito su foglie di banane (o su fogli di carta a forma di banana) attorniato da salse dai sapori più diversi. Al Nord l’equivalente è il Thali. Parata e Samosa sono invece tipico cibo da strada, vendute sulle bancarelle.

La bevanda tradizionale dell’India come tutti sanno è il te, chiamato Chai, che viene speziato e aromatizzato con garofano, cannella, zenzero, cardamomo. Il più conosciuto è il Masala Chai, venduto ai lato delle strade, in piccoli e tipici chioschetti. Molti i succhi di frutta, curiosa l’abitudine di bere il latte di cocco direttamente dalla noce con una cannuccia.

Un discorso a parte meritano le bevande alcoliche, che sono del tutto proibite in alcuni stati, tollerate in altri, ma regolamentate in tutto il paese. Ci sono giornate Dry in occasione di feste civili o religiose, in cui non si possono consumare alcolici. Variano a seconda degli stati, ma il 26 gennaio, il 15 agosto e il 2 ottobre sono valide su tutto il territorio. In un clima di proibizionismo si trovano molte bevande clandestine e artigianali di dubbia composizione. Di solito birre ricavate da fermentazione di riso e miste a radici e erbe varie. Tradizionale il Toddy, vino di palma. Attenzione al Bhang che pur non essendo alcolico è composto da latte, spezie, frutta secca e cannabis frullata.

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India: feste ed eventi

La civiltà e la cultura dell’India presentano caratteristiche uniche e molto differenti da quelle cui siamo abituati in Occidente. Forte di una storia millenaria, il paese indiano ha usi e costumi antichi e una serie di regole sociali ben codificate e che vengono considerate con il massimo rispetto da tutti.
Tutta la società indiana è pervasa da una grande religiosità, evidente nella presenza ovunque di templi e immagini sacre delle varie divinità. La religione principale è l’induismo, una delle fedi più antiche del mondo. Questa religione crede in una serie di reincarnazioni dell’uomo, che sono guidate dal concetto del karma. Tra le testimonianze più notevoli di questa religione vi è l’enorme statua di Shiva, alta 65 metri e che si trova nei pressi di Bangalore. Un importante tempio induista è il Baha’i, che si trova invece a Nuova Delhi. Accanto a quella indù esiste anche la fede dei Sikh, che hanno il loro tempio più importante ad Amritsar, il cosiddetto Golden Temple.
Tra le tradizioni e gli usi più caratteristici e noti dell’India figura certamente la musica (spesso accompagnata da caratteristiche danze), che è strettamente legata alla spiritualità e alla religione. Basata su scale molto più complesse rispetto a quelle occidentali, la musica indiana presenta una forma tipica e diffusa chiamata raga, suonata con strumenti a corda come il sitar, a percussione come la tabla o a fiato come il bansuri.
Il paese pullula di feste ed eventi, che mischiano colore, esuberanza, fede e spirito. Una delle feste più celebri è il Baisakhi, che si celebra ogni anno il 13 aprile nel Punjab.
Anche il modo di mangiare presenta alcune peculiarità: ad esempio, non è consentito per nessun motivo servire da mangiare o porgere qualcosa con la mano sinistra, che si ritiene riservata all’igiene personale.
Altro divieto assoluto è quello di mangiare o bere da piatti o bicchieri altrui.
Molto complesse e ricche sono le cerimonie dei matrimoni dell’India. Le nozze sono fatte da un grande apparato di riti e rituali e simboleggiano l’unione tra un uomo e una donna ed anche tra le loro famiglie.
Nello stato del Kerala, il matrimonio segue un cerimoniale molto particolare. Dopo aver analizzato la compatibilità tra le famiglie degli sposi, si decide una data che si ritiene favorevole. Il matrimonio viene celebrato di giorno e tutto il rito coinvolge genitori e parenti dei due sposi, che danno la loro benedizione all’unione.
In India non è considerato normale che un uomo e una donna si abbraccino, si tocchino o si bacino in pubblico. Anche stringere la mano ad una donna non è una pratica considerata accettabile.
Anche il rapporto tra ospiti ed ospitanti è regolato da norme precise. Se si è invitati presso una casa ed una famiglia indiana, non v’è l’usanza di portare o di ricevere regali. Solitamente un mazzo di fiori, o qualche cosmetico per le donne sono più che sufficienti.

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India: festività e tradizioni

L’india è un grande paese multiculturale e multireligioso dove gli usi e costumi variano secondo la religione di appartenenza e l’area in cui cui ci si trova. Induisti, buddisti, sikh, islamici, cristiani, sono fortemente legati alle loro tradizioni e la loro fede influenza gli usi e i costumi, tuttavia si può affermare che è la cultura induista a giocare un ruolo fondamentale, anche se alcuni comportamenti e alcune festività sono comuni a gran parte della popolazione.

In India, in qualunque regione ci si trovi non è difficile imbattersi in bovini che girano liberamente per strada e ciò è dovuto al fatto che per gli indù le vacche sono sacre. Dare cibo a questi animali viene considerato un atto di devozione e, naturalmente, non venivano macellate. Oggi alcuni stati indiani, come il Gujarat hanno varato leggi ad hoc per la loro protezione, in altri invece gli indù se ne cibano tranquillamente.

E che dire del fiume sacro? Il Gange è sacro per gli indiani che, almeno una volta nella vita, dovrebbero fare un’abluzione nelle sue acque e i luoghi prescelti per questa cerimonia sono le città sante, in primo luogo Benares e Haridwar. Bere le acque del fiume porta inoltre la bendizione del dio Vishnu e in ogni casa indiana è presente una boccetta che contiene l’acqua del fiume sacro.
A Benares giungono induisti e jainisti in pellegrinaggio da tutta l’India e lungo i suoi ghats (moli) ogni giorno una folla di fedeli procede alle abluzioni. Anche morire a Benares è considerata una grazia per i fedeli e lungo le sponde sono molti i luoghi destinati alla cremazione dei defunti. Seppure la città non offra particolari monumenti, sono migliaia i turisti che giungono qui per assistere ai riti che si svolgono sulle sponde del fiume.

La spiritualità indiana si manifesta però anche in molte altre forme e i cosiddetti santoni, i sadhu, sono senza dubbio una delle manifestazioni più significative. I sadhu sono fedeli che fanno della mortificazione e della meditazione le loro regole di vita per raggiungere l’illuminazione. Vengono considerati degni di grande rispetto perché sono maestri di spiritualità e, spesso, attorno a loro si raccolgono diversi discepoli. Li si può incontrare agli angoli di strada, ma si può anche andare nel luogo che hanno prescelto per la loro meditazione e un incontro con loro lascia di sicuro il segno.

La religione induista prevede anche un grande numero di festività che gli indiani celebrano con una grande partecipazione e assistere a queste cerimonie, che a volte hanno durata anche di alcuni giorni, è un’esperienza davvero memorabile.
La più celebre delle feste indiane è Holi, corrispondente al nostro Carnevale in cui si celebra l’inizio della primavera. Al posto delle maschere ci sono i colori e tutti si dipingono volto e mani per sfilare in strada, cantare, fare scherzi, danzare e mangiare dolcetti. Seppure festeggiato in tutta la nazione, Holi è particolarmente interessante da seguire nelle località del nord, dove i festeggiamenti iniziano quaranta giorni prima e il non plus ultra è a Delhi.
Particolarmente suggestivo è il festival dedicato al dio Ganesh, il dio con la testa di elefante, di cui vengono preparate gigantesche statue di argilla che vengono poste in ogni quartiere per la venerazione dei fedeli e al termine vengono immerse in acqua, del fiume o del mare, per simbolizzare il ritorno del dio alla propria casa. A Mumbai, Bangalore e Hyderabad i festeggiamenti sono davvero solenni.

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India: usi e costumi

L’India è una nazione multi culturale e multi religiosa, all’interno della quale sono presenti una nutrita varietà di lingue, diciotto ufficiali, e di dialetti, oltre mille in totale e in cui vivono più di un miliardo di persone divise in diverse caste sociali.

Le religioni
L’India è una nazione dalla forte tolleranza religiosa, nonché patria dell’induismo e del buddhismo, riconosciute internazionalmente come religioni di origini indiane. La religione più praticata risulta l’induismo, professato dalla maggior parte della popolazione. L’India è, inoltre, la nazione con il più alto numero di musulmani, stimati in circa 130 milioni. Elevato anche il numero di cristiani e di ebrei.

La famiglia
Grande valore è attribuito alla famiglia. Fino a pochi decenni fa il sistema adottato era quello della famiglia comune, basato sulla convivenza tra più membri della stessa famiglia, i quali erano soliti condividere l’abitazione non solo con i rispettivi coniugi e prole, ma anche con genitori e fratelli. Ogni famiglia era guidata da un capo, rappresentato generalmente dal membro più anziano del gruppo e su cui verteva l’onere di prendere ogni decisione relativa alla vita familiare. Attualmente il modello della famiglia comune vige quasi esclusivamente nei piccoli centri, mentre nelle grandi città vi è una maggiore concentrazione di famiglie singole.
Prassi di antiche origini è il matrimonio combinato, nel quale sono i genitori a stabilire i coniugi per i propri figli, a cui non resta che prestare esclusivamente il consenso, spesso forzato. La famiglia della sposa è chiamata a mettere a disposizione della donna una dote, destinata a soddisfare i bisogni della famiglia nel caso di premorienza del marito. In India la percentuale dei divorzi è di poco superiore all’1%, notevolmente più bassa rispetto alla media mondiale.

Il cibo
La cucina indiana è probabilmente la più variegata in assoluto. Le religioni condizionano fortemente la cucina, poiché alcuni credi vietano l’assunzione di determinate carni. Si distinguono sia vari metodi di cottura che un’abbondante presenza di ingredienti e di spezie, le quali sono alla base della cultura gastronomica dell’India. I piatti più comuni della cucina indiana sono il riso, il pesce, le verdure e i legumi, serviti speziati con condimenti come il curry e il dahal. Tra le bevande spiccano il e la birra.

Musica e danza
Un aspetto fondamentale della quotidianità indiana è legato all’importanza della musica tradizionale, sia dal punto di vista compositivo che da quello della danza. Le origini della danza risalgono ad oltre quattro millenni fa, come dimostrano vari dipinti raffiguranti danzatori e danzatrici. La musica classica indiana, che sveglia ogni mattina la popolazione con i brani tradizionali più popolari, si fonda su strumenti a corde come il sitar e il sarod, su strumenti a fiato come il bansuri e il flauto e su strumenti a percussione come i tamburi tabla.

Abbigliamento
L’abbigliamento varia a seconda delle zone. Negli ultimi anni il modo di vestire è stato influenzato dalla cultura occidentale e sono sempre più numerosi coloro che indossano capi come jeans e t-shirt. Gli abiti tradizionali più diffusi sono il sari per quanto riguarda le donne, ossia una fascia di stoffa che si avvolge intorno al corpo, e il dhoti per gli uomini, ampio taglio di stoffa legato alla vita e che scende fino ai piedi.

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India usi e costumi: matrimoni combinati

Nell’India dalle mille sfaccettature c’è anche quella, antichissima, dei matrimoni combinati. Soprattutto nella zona del Punjab, a maggioranza indù, sono ancora i genitori a scegliere il coniuge a cui affidare il figlio o la figlia.
Questa regione si estende dal deserto del Thar ai piedi della catena Himalayana, e dal 1947, dopo aspre battaglie, è stata divisa in: Punjab pakistano, a maggioranza musulmana; Punjab e Haryana Indiano a maggioranza indù.
Per quanto riguarda la popolazione musulmana, vivono rispettando le leggi islamiche, che sono praticamente identiche in ogni parte del mondo nelle zone in cui si professa questa religione. I vecchi usi e costumi si possono trovare, ancora vivi e ben radicati, in quelle zone dell’India dove la popolazione è induista. È in queste zone che è possibile vedere matrimoni coloratissimi e feste che durano giorni, dove gli sposi, in genere, sono appena poco più che adolescenti. Si dice che una donna Indù è donna dai 12 anni in su. Questo in parte è vero, anche perché la donna in India matura molto in fretta, soprattutto se fa parte di famiglie non ricchissime ma nemmeno poverissime. La figura femminile in India è una figura predominante nella struttura famigliare. Non sono molti anni che la concezione di famiglia, in questa parte dell’india si è modificata, prendendo sempre di più ad esempio il modello occidentale di “famiglia unica”. Fin dalla notte dei tempi era uso e costume che le famiglie si allargassero di generazione in generazione, vivendo assieme, sostenendosi a vicenda e, se apparentemente erano di carattere patriarcale, l’arcaica visione matriarcale ancora non era sopita. In alcune aree ancora esiste qualcuno di questi numerosissimi ceppi famigliari, ed arrivano a raggiungere anche le 40 unità.
In questa ottica i matrimoni combinati erano un’usanza quasi necessaria, per evitare che i ragazzi si sposassero tra cugini, indebolendo la linea genetica con le conseguenze ben note di queste situazioni. Arriva da molto lontano questa usanza e l’antropologo Frazer nel suo monumentale “il Ramo d’Oro” lo spiega molto bene.
Un’altra antichissima tradizione dell’India induista, e nel Punjab in particolare, è il saluto. Namaste, Vanakkam oppure Nomoskar, in varie lingue indica sempre lo stesso concetto: ti saluto con profondo rispetto e, in genere, lo si porge congiungendo i palmi delle mani facendo un delicato inchino.
È un saluto utilizzato sia dalle popolazioni induiste che da quelle buddhiste. La parola Namah, che deriva dal sanscrito, significa: mi inchino a te. Il gesto accompagnato dal pronunciamento della parola: Namaste lo si effettua quando si incontra una persona e prima che abbia inizio la conversazione. Al commiato si accenna solo il gesto delle mani giunte e dell’inchino senza proferire parola.
Ancora oggi, nonostante il cambiamento radicale della struttura famigliare, ai giovani viene insegnata questa forma di rispetto, soprattutto verso gli anziani. Non è difficile vedere giovani uomini o giovani donne inchinarsi di fronte a persone più mature e salutarli per mezzo dell’inchino reverenziale. In questo caso, questa usanza, prende il nome di Pranāma.
Antiche tradizioni, usi e costumi che portano in sé la storia di una popolazione, sono ancora vivi in India. Una terra che vive di contraddizioni, dove si coniugano sacche di povertà assoluta e forme di Turismo Sanitario per via delle eccellenze in campo medico. Questa è l’India, queste sono le sue tradizioni.

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India usi e costumi: festa dei colori

L’India è uno degli Stati più ricchi dal punto di vista degli usi e dei costumi; le sue storiche tradizioni millenarie si intrecciano ad elementi religiosi che danno vita a rappresentazioni popolari colorate, spettacolari da vedere ed emozionanti da vivere in prima persona.
L’India è culla di religioni orientali come l’Induismo, il Buddhismo e lo Shikismo, e molte altre confessioni minori non meno sentite nella numerosa popolazione; l’elemento religioso è quindi una componente essenziale, quasi necessaria, in quasi tutte le festività che sono celebrate in questo immenso paese.
Una delle usanze più macabre e anche più diffuse, almeno fino al secolo scorso, era quella del Sati. Non vi è un paese particolare nell’India nel quale tale rito venisse celebrato più che in un altro, si tratta di un’usanza che era comune a tutto il territorio. Il tutto iniziava al momento della morte di un capofamiglia; la vedova doveva, secondo la tradizione, manifestare con dignità la volontà di gettarsi sullo stesso rogo crematorio del consorte, unendo la sua sorte per sempre a quella del morto. Il nome di questa famigerata usanza deriva dalle parole rituali pronunciate dalla donna prima di gettarsi sulla pira: “sat, sat, sat” cioè “è, è, è”. Il tribunale che assisteva appurava che la donna non fosse incinta, e quindi si gettava.Questa pratica è stata vietata a partire dal 1956, ma corre voce che nel Rajasthan, all’interno del Tempio di Rani Sati a Junjhunu, accada ancora che delle vedove la pratichino.
Un’attività più positiva e legata alla vita è quella, molto sentita in India e soprattutto nella capitale New Delhi, del volo degli aquiloni o -come viene chiamato- il Patang Baazi. Un gioco da ragazzini, ma non solo, perché è considerata una vera e propria attività culturale soprattutto nel giorno dell’Indipendenza, festeggiato il 15 agosto di ogni anno. In quell’occasione sono innumerevoli i coloratissimi aquiloni che vengono rilasciati nel cielo fra la gioia e i festeggiamenti generali durante i quali si ha una buona probabilità di gustare i dolci tipici della cucina indiana, come i deliziosi Jalebi o il Kheer, un dolce budino di riso.
Se si ama festeggiare, l’India è il luogo ideale: ogni occasione è buona per gioire anche in contesti di vita non sempre economicamente felici. Una delle ricorrenze più amate da giovani ed adulti è l’Holi Festival, una celebrazione indù che viene festeggiata in tutta la nazione, nessun paese escluso. Si tratta della festa dei colori e del divertimento: in questa ricorrenza ci si “arma” di secchi di vernice o polvere colorata e chiunque si trovi per le strade può essere letteralmente riempito di colori. Inutile dire che al termine della giornata le città sono trasformate in allegre parate arcobaleno… durante tutto il corso del festeggiamento si alternano giochi, balli e musica tradizionale, che anima tutto il Paese; si commemora gioiosamente la vittoria del Bene sul Male, soprattutto nel momento in cui lo spirito maligno viene simbolicamente bruciato in un Falò.
Infine, non può mancare un accenno al Dipavali o Deepawali, la Festa delle Luci, che si consuma fra ottobre e novembre. Ricorrenza di grande positività e valore religioso, nel corso del suo svolgimento le città si accendono letteralmente di lumini, candele o dei classici Diya, e in tempi più moderni anche di spettacoli pirotecnici: una meraviglia unica che colora, anche solo per pochi attimi, il cielo sopra le splendide città dell’India.

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India usi e costumi: il matrimonio

L’India è così affascinante e misteriosa. Colori luminosi sono spesso in netto contrasto con gli usi e le tradizioni anche cupe. Proviamo a scoprire meglio l’India provando a vederla con gli occhi di un indiano. Al mattino ci si alza molto presto, svegliati dalla musica diffusa attraverso le radioline sistemate all’esterno dei templi indù. Le famiglie sono molto numerose anche perché gli anziani non vengono spediti nelle case di riposo, o lasciati alle amorevoli cure delle badanti, ma vengono accuditi sino alla loro morte in segno di rispetto. Per quanto riguarda i bambini, sono dei sorvegliati speciali e dormono nella stanza con i genitori sino all’età di 12 anni, pur ricevendo poche attenzioni. I figli possono vivere nella casa paterna anche dopo il matrimonio. Le figlie (anche se sposate) sono obbligate a chiedere il permesso per uscire fuori al proprio padre sino all’età di 26 anni.

Il rito del matrimonio indiano
Il matrimonio è molto importante per gli indiani, e il padre della sposa arriva a spendere una cifra che si avvicina al suo guadagno di un intero anno di lavoro. La festa di matrimonio ha una durata di 3 giorni, si balla e si canta e sono vietate le lacrime. I matrimoni solitamente vengono celebrati nei mesi che vanno da ottobre a febbraio e per scegliere la data ci ci avvale di un astrologo. Secondo la tradizione lo sposo arriva a cavallo oppure a bordo di un’auto decorata. E’ scortato da un’orchestra di ottoni. Il collo del futuro sposo è coperto da ghirlande di fiori colorati (solitamente gelsomini e tuberose), sul capo invece svetta un turbante bianco con inserti in oro. L’abito è costituito da una lunga tunica di tessuto lucente e un pantalone bianco. La sposa è accompagnata dalle donne e indossa un sari rosso, il suo volto è coperto da un velo e al naso ha l’anello di matrimonio. I gioielli che sfoggia sono proporzionati alle ricchezze della sua famiglia, e al braccio porta dei bracciali in numero di 11, 21 o 31 che sono un regalo dello zio. Le mani invece sono decorate con disegni all’henné. Quando si arriva davanti al mandap il padre consegna la figlia allo sposo che prima di accoglierla beve uno yogurt con miele e si lava le mani. Insieme fanno il giro dell’altare per sette volte. Al quarto giro sono già marito e moglie, ma il rito si conclude con il settimo giro in cui la donna si impegna a servire il marito e ad adorarlo. Infine lo sposo segna la fronte della donna con il sindor e lei non lo chiama più per nome ma usa appellativi per adorarlo. Dal punto di vista giuridico, sono state approvate delle leggi che consentono alle donne di poter ereditare il patrimonio della famiglia, ma in alcune famiglie le donne sono ancora considerate come una disgrazia e non hanno alcun diritto di successione.

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